Consigli ai genitori

Consigli ai genitori

Come parlare al bambino

  • Ritmo lento: parlare con voce normale (non alzare il volume, a meno che il bambino non abbia le orecchie un po’ chiuse per raffreddori frequenti), ma rallentare le parole per permettere al bambino di sentirle bene e pronunciarle in modo chiaro. Non sillabare le parole, ma semplicemente dirle chiare e con calma
  • Conversare con il bambino a faccia a faccia: portarsi al livello del bambino sedendosi sul pavimento o su una sedia bassa per mantenere vivo il contatto dello sguardo e l’attenzione della mimica facciale. Richiedere al bambino di guardarci sovente in viso mentre gli parliamo.
  • Ridurre la lunghezza delle frasi: rivolgersi al bambino con frasi complete, ma semplici. Non fare discorsi troppo lunghi.
  • Accompagnare le parole con gesti, espressioni facciali, linguaggio del corpo: utilizzare giochi semplici in cui si ripetano semplici parole che il bambino può man mano memorizzare. Es: “cucù settete” nascondendo la propria faccia dietro un panno per poi farla riapparire togliendolo e dicendo una parola “routine” (es.: ciao, eccomi qua). Le canzoncine sono contesti di gioco molto efficaci per raggiungere questo obiettivo.
  • Variare in modo accentuato l’intonazione e l’intensità vocale: enfatizzare specifiche parole e suoni poiché un modo di parlare melodico attrae l’attenzione del bambino e aumenta la probabilità di imitazione.
  • Ridurre la televisione: ridurre il tempo passato davanti alla televisione. I programmi televisivi, anche se vi sono “le parole”, non stimolano il linguaggio, ciò che attrae e su cui il bambino si sofferma è la parte visiva.
    Sostituire il tempo sottratto alla televisione con giochi costruttivi e racconto di storie, ecc.
  • Storie e giochi: partendo da libretti semplici, prendere il bambino in braccio e raccontargli (non leggergli) brevi storielle o descrivergli figure di libretti. Non limitarsi a denominare, ma proporre anche brevi frasi. Es: la bimba corre…. La bimba va dalla mamma….
    Organizzare giochi che supportino l’intelligenza “simbolica”: insegnargli a giocare a semplici giochi via via arricchiti. Es: “macchinine” prima vanno e vengono, poi si portano ad aggiustare o a far benzina, poi se c’è l’incidente, si porta il signore all’ospedale, ecc.  “bambole” prima si mette a nanna e si sveglia…., poi si lava e le si prepara da mangiare, la si porta a passeggio, ecc.
    Supportare i giochi con brevi suoni che sviluppano il linguaggio (es: brum, ai, via, vai; nanna, we-we , am, …)

Come far parlare il bambino

  • Non fare finta di non capirlo: il bambino “non è pigro”, se indica e non dice la parola è perché non gli è facile parlare, bisogna quindi aiutarlo.
    Se capiamo che cosa vuole lo aiutiamo facendogli vedere che lo abbiamo capito e proponendogli la frase “ah, vuoi la palla?” “ecco la palla”…. “giochiamo con la palla”. Proponendogli più volte la parola palla riuscirà a memorizzarla e, pian piano, ad utilizzarla.
  • Riformulazione e espansione: se il bambino dice una parola che capiamo, ma la pronuncia in modo scorretto, gliela riproponiamo corretta, in più contesti.
    Es: “mimma”- “la bimba”, “sì, è la bimba”, “è brava la bimba?”.
    Ripetere le frasi del bambino aggiungendo uno o due elementi salienti. Se il bambino dice “auto”, l’adulto può dire “l’auto della mamma” oppure “l’auto veloce”.
    Utilizzare frasi semplici legate all’esperienza quotidiana del bambino.
  • Ripetizione: non chiedere troppe volte al bambino di ripetere le parole, ma creare contesti di gioco in cui il bambino debba dire la parola più volte.
    Es: “quando mi dici palla te la tiro”
    Es: “fai la macchinina che corre: brum, via.”
    Es: “accendi il fuoco per preparare la pappa: ccccc".
    Cominciare con giochi semplici e accattivanti
  • Proporre giochi che facilitino i movimenti preparatori al linguaggio: soffiare, fare pernacchie, alzare e abbassare la lingua, leccare le labbra (mettendo, per es, del cibo preferito da raccogliere), schioccare la lingua, fare le guance ciccione. Dopo i due anni e mezzo eliminare l’uso del ciuccio o del biberon o il succhiare il dito.

Cosa fare quando non è chiaro cosa fa o cosa dice il bambino?

  • Fare domande con alternative per chiarire i messaggi quando il significato inteso non è chiaro: chiedere “hai detto ‘guarda papà’ oppure ‘fermo papà’?”. Ciò permette al bambino di comunicare il messaggio e anche di sentire un modello chiaro delle parole che intendeva dire.
  • Chiedere al bambino di mostrare ciò che sta cercando di dire: in questo modo spesso il messaggio può essere compreso e si offre un’opportunità di modellare il linguaggio richiesto.
  • Essere informati sugli argomenti di cui il bambino può parlare: essere al corrente delle esperienze precedenti e fare attenzione ai suoi interessi in modo che i messaggi possano essere supportati da informazioni e indicatori contestuali.
  • Capire i sentimenti di un bambino che è frustrato nel non essere compreso: può essere utile assumersi la responsabilità della non-comprensione.
    L’adulto può dire: “Mamma non ti ha sentito: dimmi di nuovo” oppure “Mi dispiace, non so cosa vuol dire. Proviamo un’altra volta”. 

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