A Mondovì arriva il parto in analgesia

11/07/2014

A Mondovì arriva il parto in analgesia

Nuova metodica senza rischi e pochissimi effetti collaterali, rende sopportabile il dolore del parto. La donna può inalare da una mascherina una miscela composta dal 50% di protossido di azoto e 50% di ossigeno con probabili benefici per il feto.

Si comincia dal Regina Montis Regalis, ma l'intenzione è quella di estenderlo anche all'altro ospedale cardine della CN1, il SS. Annunziata di Savigliano. E' il parto in analgesia, una metodica inventata nell'Ottocento e in uso in Inghilterra e nei Paesi di origine anglosassone sin dai primi del Novecento: una tecnica proposta alle donne per sopportare i dolori del parto, affrontando un rischio praticamente nullo. La miscela inalata è composta al 50% da protossido di azoto e dal 50%  ossigeno (nell'aria che respiriamo quest'ultimo è solo al 20%).

Venerdi 11 luglio la nuova metodica è stata presentata nel corso di una conferenza stampa. Gianni Bonelli, direttore generale della CN1 pone l'accento sull'aspetto innovativo della tecnica: "Ho più volte dichiarato che affrontare lo scenario della Sanità vuol dire fare innovazione tecnologica e organizzativa, con la ricerca di strade che riescano a combinare la sostenibilità economica del servizio con l'efficacia clinica, mantenendo al passo con l'innovazione il livello dei servizi offerti. Questo progetto si inserisce negli indirizzi tracciati." Si comincia a Mondovì. Dove ci sono tutte le condizioni necessarie, con standard elevati sia di comfort alberghiero sia di tecnologie. In seguito si estenderà anche a Savigliano. Per l'occasioen è stato presentato un progetto di comunicazione con un claim forte, di impatto ("Parto a tutto gas"), destinato a far discutere. All'evento è presente la senatrice cuneese Patrizia Manassero: "Le donne in politica sono sempre state poche, ma hanno sempre affrontato insieme il tema del parto, conducendo una battaglia per offrire strumenti alle donne perché possano scegliere. Occorre acquisire consapevolezza che quello del miglioramento delle tecniche del parto è un problema che deve essere affrontato." Sara Monetto è consigliera comunale a Mondovì: "Sono qui anche come donna e madre. Le mamme sono sempre piene di dubbi e quindi l'informazione è importante: questo ospedale è vicino al malato e sicuramente dobbiamo ringraziare medici e personale di assistenza. Spero che questa tecnica sia un nuovo ulteriore motivo per vedere crescere la Struttura." Gli specialisti entrano nel merito della tecnica. Il direttore della struttura di Ostetricia e Ginecologia della CN1, Luciano Galletto: "Ritengo sia necessario offrire tutte le possibilità che sono state accettate dal mondo scientifico per migliorare la qualità del parto, questa nuova metodica si inserisce nella fisiologicità dell'evento. L'Italia è indietro, la metodica è impiegata nei paesi di lingua anglosassone da prima della seconda guerra mondiale, lì tutti i letti delle partorienti dispongono di una bomboletta di protossido di azoto". In che cosa si differenzia il parto analgesico con protossido di azoto rispetto all'epidurale? "Quest'ultima tecnica è di competenza esclusiva dell'anestesista, richiede l'assunzione di un farmaco con un'iniezione lombare, quindi è invasiva. Noi ci siamo mossi in linea con molti altri colleghi del Piemonte, nella necessità di trovare un sistema che migliorasse la qualità del parto, tenendo conto delle risorse scarse, quindi della preclusione per la maggior parte degli ospedali dell'accesso all'epidurale. La collaborazione da noi è stata massima, ringrazio per questo le ostetriche, gli anestesisti e i neonatologi." Precisa ancora Andrea Bianciotto, referente per la Struttura presso il Regina Montis Regalis: "Desidero anch'io sottolineare che si tratta di una vera innovazione tecnologica, anche se il farmaco è stato inventato nella seconda metà del diciottesimo secolo e introdotto a inizio novecento per rendere più sopportabile il dolore del travaglio. Nel Nord Italia, quando abbiamo cominciato a parlare di questa possibilità ed a sperimentarla, c'erano solo cinque ospedali (tutte strutture all'avanguardia nella nostra specialità) che vi facevano ricorso." La metodica è sicura, collaudata. Il protossido viene utilizzato dal 60% delle donne canadesi che devono partorire, il rapporto rischio/beneficio è più favorevole: i rischi sono praticamente nulli, pochissimi gli effetti collaterali. Il benessere fetale è assolutamente conservato, anzi alcuni studi hanno dimostrato che la somministrazione di ossigeno migliorerebbe la prognosi del neonato. Inoltre non ci sono forme di medicalizzazione. Interessante anche il percorso e il coinvolgimento della futura mamma, con la conservazione della partecipazione emotiva della donna.



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