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Morgagni: "Il 118 avrà più risorse"
Morgagni: "Il 118 avrà più risorse"
64.230 chiamate alla Centrale che si sono tradotte in 48.052 invii di mezzi, 15.964 consulti telefonici e 214 invii alla Guardia Medica. Sono i numeri presentati venerdi 20 gennaio in conferenza stampa, dal direttore della Struttura di Maxiemergenza e del Servizio di emergenza territoriale 118” della provincia di Cuneo, Mario Raviolo, alla presenza del Commissario delle Asl CN1 e CN2 Giovanni Monchiero e del direttore dell’Assessorato regionale alla Sanità Sergio Morgagni. Numeri importanti, che sottolineano un impegno di un Servizio che è stato pioniere in Piemonte e la cui qualità è indiscussa. E lo è talmente che un gruppo di Enti e privati (Giovanni Rivoira e figli di Verzuolo, la loro società “Kiwi1”, l’Unione industriale di Cuneo rappresentata dalla presidente della sezione Sanità Maddalena Moscarini, la Fondazione della Cassa di risparmio di Savigliano, Ente per il quale c’era il presidente Roberto Governa) hanno offerto contributi per l’acquisto di un mezzo di soccorso.
“Se riusciremo a razionalizzare la rete ospedaliera, che è un obiettivo delle Regioni in Piano di Rientro - ha spiegato Morgagni - il ruolo del 118 crescerà di molto. Già dal 2012 le risorse finanziarie probabilmente subiranno un incremento e certamente vi sarà un finanziamento a destinazione vincolata. C’è poi una discussione aperta sull’opportunità di costituire il "118" in azienda autonoma.”
Ma veniamo ai dati, nel dettaglio. La totalità dei trasportati (33.838, con la massima concentrazione nella fascia oraria tra le 8 e le 17) ha fatto registrare in rientro un codice verde nel 59,26% dei casi, giallo nel 30,24% e rosso (emergenza) nel 10,43%. “Noi gestiamo solo una parte dei codici verdi - riflette Raviolo - che impegnano notevolmente i Pronto soccorso e spesso riducono le capacità di risposta ai codici gialli e rossi.” Nella maggior parte dei casi si interviene presso la residenza del paziente (29.916 pari al 46,58% degli interventi), in strada per il 12,68%, poco sui luoghi di lavoro, nelle scuole o presso gli impianti sportivi, mentre il cosiddetto “codice Z” (provenienza da altro luogo, pari al 35,01% per un totale di 22.485 casi) è rappresentato per lo più da interventi su chiamata di strutture per anziani: “E’ un dato pesante – chiosa ancora Raviolo – soprattutto nella provincia di Cuneo dove c’è una tendenza ad allertare in modo precoce il "118.” Guardando alle patologie, il 22,04% degli interventi è dovuto a trauma, seguono interventi per cause da patologia cardiocircolatoria (9,69%), respiratoria (8,83%), neurologica (6,78%), psichiatrica (3,45%). Mantengono un trend di diminuzione gli incidenti stradali.
Curioso anche evidenziare gli interventi per le località a maggior concentrazione abitativa: per numero di interventi e gravità in cima alla classifica troviamo Cuneo ed Alba, seguite da Bra, Fossano, Savigliano, Mondovì, Saluzzo, Racconigi e Borgo San Dalmazzo. Le ospedalizzazioni conseguenti sono avvenute, anche qui in ordine decrescente al S. Croce di Cuneo, presso gli ospedali SS. Annunziata di Savigliano e al San Lazzaro di Alba, all’ospedale civile di Mondovì, a quello di Saluzzo e, infine, al Santo Spirito di Bra. E’ ovvio che il trasporto dei pazienti in un ospedale anziché in un altro ha tenuto conto sia della distanza, sia della patologia e quindi delle specialità presenti nel nosocomio.
L’Elisoccorso ha effettato 348 interventi (almeno 50 sulle piste da sci). Invece l’ambulanza con medico, infermiere e due soccorritori a bordo (MSA) 20.104, con a bordo solo infermiere e due soccorritori (MSAB) 1.440, con a bordo i soli due soccorritori (MSB, mezzo di soccorso di base) attivo sulle 12 ore, 7.778 (mentre sono stati 18.340 gli interventi con MSB in forma estemporanea).
A margine della conferenza stampa il dr. Raviolo ha approfittato per lanciare ancora una volta l’allarme sui recenti decessi in provincia di Cuneo) causati da monossido di carbonio. “E’ incredibile che si debba ancora morire oggi per intossicazione da monossido, quando banali cautele lo possono evitare”, da detto i medico. “E’ sufficiente un rilevatore – ha poi aggiunto – e presto partiremo con un progetto pilota con studi di epidemiologia che ci consentano di stilare protocolli mirati e predisporre soluzioni al grave problema.”
