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PASS di Ceva, l’esperienza su “Prospettive sociali e sanitarie”
PASS di Ceva, l’esperienza su “Prospettive sociali e sanitarie”
“Prospettive sociali e sanitarie” – la rivista dell’istituto per la ricerca Sociale ospita un articolo relativo al PASS di Ceva, con l’obiettivo di raccontare e riflettere sulle modalità di integrazione attivate per sperimentare presso il Distretto montano di Ceva lo sportello unico di accesso ai servizi sociosanitari.
Il coordinatore del Pass Ornella Righello, il direttore del Distretto Giovambattista Zamiello, il direttore del Servizio socio-assistenziale della Comunità montana Alto Tanaro Cebano Monregalese Anna Aschero e il consulente Maurizio Bertoli raccontano l’esperienza maturata e il modello messo a punto, a cominciare dai bisogni semplici e complessi presentati dagli utenti; un’analisi dei bisogni che ha permesso di definire anche il ruolo e le competenze necessarie all’operatore addetto al front-office. “Per fornire un servizio di qualità – scrivono gli autori – l’attenzione deve rivolgersi non solo ai cittadini, ma anche alle strutture e agli operatori che necessariamente si incontrano con il PASS, sia per chiedere servizi, sia per erogarne”.
Ecco perché si parla di “punto di accesso”: la parola “sportello” sarebbe stata limitativa, non avrebbe reso l’idea di progetto che si voleva definire, per favorire l’integrazione di una serie di passaggi, offrendo al cittadino risposte diversificate a bisogni complessi; in definitiva l’integrazione dei servizi sociali e sanitari. Tutto ciò è stato reso possibile dalla costituzione di un’équipe di lavoro, con professionalità diverse, attraverso alcuni step: l’unificazione della metodologia di approccio all’utente, la condivisione delle conoscenze professionali, la formalizzazione delle procedure. E’ nato un gruppo integrato, orientato ai bisogni degli utenti e al buon funzionamento dell’organizzazione.
Quali i punti di forza del progetto? Ce lo ricordano gli autori dell’articolo: “Aver connotato il PASS non solo come punto di accoglienza e di informazione, ma anche e soprattutto come attivatore della presa in carico del cittadino e cabina di regia del processo assistenziale”. Tra le criticità, invece, alcune difficoltà rispetto alla cultura del governo dei processi assistenziali nel sistema sociosanitario.
Ma nel futuro del Pass c’è l’idea di proseguire e ampliare la sua azione di informazione e di coinvolgimento di altri soggetti della rete sociosanitaria: dai medici di base alle strutture residenziali, al volontariato; ampliando poi l’utenza a tutta l’area della disabilità.