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Trossarello, una cultura mondiale nell’Ortopedia saviglianese
Trossarello, una cultura mondiale nell’Ortopedia saviglianese
“Ho iniziato ad occuparmi di patologia e chirurgia della spalla alla fine degli anni ’90 dopo un decennio di attività ortopedica generica. Dovendomi costruire una preparazione specifica ho partecipato, e proseguo tuttora, a diversi corsi prestigiosi (in particolare in Italia, Francia e Stati Uniti), ma le esperienze maggiormente formative sono state le frequenze presso reparti clinici altamente specializzati in tale settore a Los Angeles, Zurigo, Nizza e Lione”. Paolo Trossarello, saviglianese, è ortopedico all’ospedale di Savigliano dove segue, presso la struttura di Ortopedia e Traumatologia diretta dal prof. Francesco Leonardi, il settore spalla. Tra le esperienze più significative di formazione, c’è stata a Nizza nel 2000 una frequenza di sei mesi presso il reparto diretto dal prof. Pascal Boileau, “un luminare che opera 30 spalle a settimana”. Presso l’Ortopedia di Savigliano lavorano 8 medici, oltre al Primario, si contano 40 posti letto e circa 1600 interventi. Di questi 100 solo alla spalla, la metà relativa alla riparazione dei tendini. Sia lo studio dei materiali sia le tecniche, sono in continua evoluzione: “Pertanto - spiega Trossarello - la mia formazione, come quella di qualunque medico evolve continuamente. Nel tempo, mi sono impegnato a sviluppare alcuni settori. Il primo: la chirurgia delle lesioni riparabili dei tendini della cuffia dei rotatori, che da anni eseguo nella totalità dei casi con tecnica mini invasiva artroscopica. Il secondo: la chirurgia delle instabilità di spalla, che eseguo in funzione del tipo di paziente nel 60-70% dei casi con trattamento mini invasivo e nei rimanenti con tecnica aperta. Anche in quest’ultima ho apportato alcune modifiche che ho appreso in altre sedi”. Poi c’è la chirurgia protesica. “Da noi ormai non è una novità - dice Trossarello - è chirurgia routinaria che viene effettuata con impiego di diverse tipologie di protesi: quelle tradizionali anatomiche e quelle a risparmio osseo (dette di rivestimento) che trovano impiego in presenza di tendini efficienti, e quelle cosiddette inverse (il cui mio primo impianto risale a nove anni orsono) da utilizzare in alcuni casi specifici con grave danno tendineo non riparabile. Inoltre esiste l’impiego protesico anche in alcuni casi di frattura. Sia la chirurgia artroscopica sia quella protesica richiedono tempi di apprendimento piuttosto lunghi ed è necessario eseguire un consistente numero di interventi prima di padroneggiare tali tecniche”. Quali prospettive? “C’è l’intenzione a proseguire ed incrementare l’utilizzo delle protesi di rivestimento in quanto esse consentono di ridurre il sacrificio di osso e rendono più agevole una eventuale revisione, anche se il loro impianto è un po’ più complicato. Inoltre, considerato che il semplice impianto di una protesi inversa non sempre conferisce risultati del tutto soddisfacenti a causa dell’assenza dei tendini, intendo migliorare la tecnica con l’associazione di ulteriori tempi chirurgici al fine di migliorare il risultato funzionale. Per quanto riguarda la chirurgia artroscopica delle riparazioni tendinee, al momento sono soddisfatto dei materiali e delle tecniche che utilizzo. Nella chirurgia delle instabilità mi sto preparando ad apportare alcune modifiche tecniche migliorative da apportare in casi particolari”. Con il dottor Trossarello collaborano alcuni colleghi di reparto che ormai eseguono autonomamente alcune delle procedure chirurgiche. Collaborazioni essenziali son quelle con i colleghi fisiatri, con i fisioterapisti, con gli anestesisti e tutto il personale della sala operatoria e del reparto.
