Una giornata dedicata alla Salute Mentale

09/10/2017

Una giornata dedicata alla Salute Mentale

Il 10 ottobre. Una riflessione del direttore del dipartimento di Salute Mentale dr. Francesco Risso

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I disturbi mentali secondo l'OMS rappresentano una delle maggiori sfide per la sanità pubblica in Europa in termini di prevalenza e carico di malattia, poiché colpiscono oltre un terzo della popolazione ogni anno e rappresentano la prima causa di disabilità nel mondo occidentale. I problemi di salute mentale - tra cui figurano la depressione, l'ansia, la psicosi, l'autismo, i disturbi alimentari - sono la principale causa di invalidità e pensionamento precoce e rappresentano un peso importante per l'economia, richiedendo un intervento significativo di politica sanitaria. L'aspettativa di vita delle persone con disabilità mentale, è inferiore a quella della popolazione generale a causa delle comorbilità con altre patologie mediche (ipertensione, cardiopatie, vasculopatie cerebrali, disturbi metabolici diabete) che spesso vengono ignorate. Ostacolo ulteriore al processo di cura è il fenomeno della stigmatizzazione, radicato nel sistema culturale ed amplificato dalla cronaca "sensazionalistica", che impedisce a molte persone con problemi di salute mentale di cercare un aiuto, attraverso la prenotazione di una visita specialistica, per timore di essere discriminati. In termini di analisi dei fattori di rischio, un recente report dell'Institute of Health Equity, presente all'interno del documento sui Determinanti Sociali della Salute (Organizzazione Mondiale della Sanità), analizza l'impatto sulla salute mentale della crisi economica. Evidenzia infatti la stretta correlazione tra perdita di lavoro e sintomi di depressione ed ansia e dimostra come questo impatto sia particolarmente evidente per i disoccupati a lungo termine. Sarebbe perciò estremamente importante avviare strategie di politica sanitaria volte a ridurre i periodi lunghi di disoccupazione o progetti di inserimento lavorativo per giovani inoccupati o neet, acronimo inglese di "not (engaged) in education, employment or training", cioè persone, soprattutto di giovane età, non impegnate né in formazione né in percorsi professionali. Le domande più autentiche di una persona con un disturbo mentale, anche se spesso inespresse o negate, non sono diverse da quelle di ciascuno di noi: una casa, degli amici, affetti esclusivi, un lavoro, il denaro per vivere, il divertimento, il diritto di abitare una città, la possibilità di professare un credo religioso, la libertà di parlare ed esprimersi. Le sue fatiche sono invece molto più grandi rispetto a quelle di chi non soffre: le idee possono essere bizzarre e non comprese, le risposte affettive inadeguate, le reazioni inaspettate, la voce per chiedere e rivendicare i propri diritti molto debole. Ci chiediamo se possa esprimere libertà una persona che abbia la mente, le relazioni sociali, le azioni quotidiane pervase dalla malattia. L'esperienza della vita personale e professionale insegna che il rapporto quotidiano, accogliente, empatico con chi soffre di un disturbo psichico può aiutare gradualmente ad affrontare questa domanda, ad averne meno paura, fino a scoprire che nelle forme della sofferenza psichica - l'ansia, la depressione, l'eccitazione, l'ossessività, il delirio - è contenuto un ampliamento di vissuti che appartengono a tutto il genere umano e che la cura, tempestiva ed appropriata, può limitarne la portata disabilitante. La persona è costretto dalla patologia a fare i conti con la fragilità che tutti portiamo dentro: egli in un certo senso ci insegna a dare peso alla tristezza e alla gioia, alla noia e all'attivismo esagerato, all'eccesso di lavoro e al desiderio di averne almeno uno, alla famiglia vissuta come assillante e al senso di abbandono. Egli conosce le tinte forti del vivere, sperimenta le amplificazioni di una fatica esistenziale che è anche la nostra. Se da un lato si attesta una crescente vulnerabilità psichica dell'uomo contemporaneo, dall'altra oggi più di ieri è difficile socializzare una malattia, in particolar modo una malattia mentale. Il contesto sociale inteso come famiglia, condominio, quartiere, gruppo sportivo, città, regione o stato di appartenenza, può metter in atto molte azioni che possono contribuire alla cura oppure può diventare, luogo ostile, dove si annidano pregiudizi, paure, disinformazione. Una comunità vivibile è anche una comunità coraggiosa, che affronta le sfide della presenza multietnica e multireligiosa, che riflette sulle vite clandestine o senza dimora, sulle vite condotte per la strada e segnate dall'abuso di alcool e sostanze, sulle vite che sfuggono alla guerra, come a vite che invocano istanze di giustizia, di intelligente solidarietà, di speranza in un futuro possibile. E' con queste riflessioni che ho ritenuto importante ricordare la Giornata Mondiale dedicata alla Salute Mentale del 10 ottobre, che deve stimolarci a strutturare modalità di cura sempre più appropriate per accogliere le persone che soffrono psichicamente in particolare i tanti giovani che si ammalano di una malattia mentale.

Il Direttore del DSM

dott. Francesco Risso