A partire dagli anni ’90 del secolo scorso l’Unione Europea si è interessata a livello globale ad eventi di natura umanitaria ed emergenziale, con la creazione di una Direzione Generale per la Protezione Civile e le Operazioni di Aiuto umanitario Europee (Directorate-General for European Union Civil Protection and Humanitarian Aid Operations, DG-ECHO).
Sotto la guida di DG-ECHO, nel 2001 è stato istituito il Meccanismo Europeo di Protezione Civile (EUCPM), con lo scopo di coordinare e facilitare la risposta ai disastri da parte degli stati membri dell’Unione Europea. Nel corso degli anni il Meccanismo ha anche promosso lo sviluppo di un insieme di risorse rapidamente dispiegabili, messe a disposizione in modo volontario dagli stati membri, il Pool Europeo di Protezione Civile; di questo pool, che conta oltre 100 moduli, fa parte anche l’EMT 2 della Regione Piemonte, già impiegato in diverse missioni internazionali dalla sua istituzione (Mozambico 2019, Albania, Armenia, Azerbaijan e Serbia 2020, India 2021, Polonia 2022, Turchia 2023).
Recenti sviluppi hanno mostrato come le risorse del Pool Europeo possano in alcuni casi non soddisfare tutte le necessità operative; per questo motivo nel 2019 è stato realizzato un ulteriore livello di risposta chiamato rescEU, totalmente finanziato dall’Unione Europea. Tra i maggiori impieghi delle risorse rescEU si trovano le campagne di lotta antincendio boschivo con l’uso di mezzi aerei, e la creazione di scorte strategiche europee di materiale sanitario.
All’interno di rescEU la più recente fase di sviluppo prevede un’implementazione delle capacità operative sanitarie, con il progetto rescEU-EMT (id. 101100562); questo progetto prevede di aumentare le capacità di risposta sanitaria a eventi catastrofici, con la creazione di tre nuovi EMT di tipo 2 e 17 team specialistici (Specialized Care Teams, SCT). Tutte le nuove capacità otterranno la classificazione rilasciata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Per questo progetto è stato costituito un consorzio di otto paesi: Italia, Francia, Germania, Belgio, Lussemburgo, Portogallo, Romania, Turchia; il finanziamento complessivo del progetto, totalmente erogato dall’Unione Europea, ammonta a 106.230.083,74 €. L’Italia contribuisce al progetto con la creazione di quattro SCT, finanziate per un totale 14.291.900,83 €; le quattro SCT italiane verranno sviluppate, costituite, ospitate e mantenute dalla Regione Piemonte per il tramite della S.C. Maxiemergenza 118 dell’ASL CN1, come da Convenzione tra Azienda Zero, ASL CN1 e Dipartimento della Protezione Civile (DPC) (Delibera ASLCN1 n. 361 del 21/11/2023).
A partire dal 2022 la S.C. Maxiemergenza 118 dell’ASL CN1, in stretta collaborazione con il DPC e in collaborazione con i partner internazionali, ha partecipato alla stesura dei progetti e dei successivi capitolati tecnici; attualmente sono in corso le operazioni di joint procurement/appalto congiunto europeo da parte di Johanniter-Unfall-Hilfe e.V., organizzazione tedesca alla guida del consorzio, e le procedure di gara condotte da ASL CN1 relative agli acquisti di esclusivo utilizzo italiano, esclusi dal joint procurement.
Il progetto terminerà a settembre 2026, dopo la fase di acquisizione dei materiali e la formazione del personale.
L’Italia partecipa al progetto, attraverso la S.C. Maxiemergenza 118 dell’ASL CN1, con la realizzazione di quattro diverse SCT: una terapia intensiva su camion, una radiologia mobile su camion, un modulo dialisi su camion, e un modulo di produzione ossigeno su camion.
Nel corso di eventi disastrosi la radiologia costituisce una risorsa critica, un “collo di bottiglia” nella risposta sia per l’incremento della domanda di esami diagnostici, sia per la verosimile compromissione delle strutture in grado di erogare il servizio. La disponibilità di una struttura mobile è poi un’importante risorsa per le strutture sanitarie campali di emergenza provenienti dall’estero, che raramente possono dotarsi di un completo servizio di radiologia.
La radiologia mobile sarà composta da n. 1 TC a 160 strati, n. 1 sistema di radiologia tradizionale e n. 1 stazione di ecografia. Per quanto riguarda la TC sarà possibile eseguire esami di varia tipologia, anche con l’uso di mezzo di contrasto. Il modulo sarà anche dotato del necessario per garantire l’assistenza al paziente in caso di emergenza o reazioni avverse.
Il camion radiologia mobile è pensato come un container espansibile, analogo ai motorhome utilizzati nel mondo delle corse, utilizzabile sia su rimorchio sia posato a terra; per aumentarne la versatilità e non dipendere da ulteriori attrezzature esterne, il container è autoscarrante e autolivellante.
A completare la capacità è previsto un ulteriore camion con motorhome, che costituirà la Base of Operations (BoO), ossia il luogo dove il personale potrà dormire, ristorarsi e attendere alle proprie necessità fuori dal servizio, senza pesare eccessivamente sulle strutture del paese colpito.
Il personale di questo SCT sarà composto da medici specialisti in radiodiagnostica, infermieri, tecnici sanitari di radiologia medica, esperti di logistica. Per ogni turno di missione saranno necessari 9 operatori sanitari, 5 logisti/autisti, 1 team leader.
Una grave conseguenza degli eventi catastrofici è l’impossibilità per i pazienti dializzati cronici di proseguire le loro terapie, con gravi conseguenti rischi per la loro vita. È inoltre frequente che in conseguenza di eventi catastrofici nuovi pazienti si trovino a necessitare di trattamenti dialitici, anche solo temporaneamente.
L’SCT dialisi sarà dotato di quattro postazioni per dialisi, con letti-bilancia, sistemi di monitoraggio paziente, e macchine dialitiche in grado di trattare pazienti sia acuti sia cronici; sarà possibile il posizionamento ex-novo di accessi vascolari temporanei, l’utilizzo degli accessi vascolari permanenti dei pazienti cronici, e l’effettuazione sia dell’emodialisi/emodiafiltrazione sia della dialisi peritoneale. Il modulo sarà anche dotato del necessario per garantire l’assistenza al paziente in caso di emergenza o reazioni avverse.
Accanto al container principale l’SCT dialisi sarà dotato di un ulteriore container attrezzato come magazzino, con scaffalature, illuminazione interna e controllo della temperatura.
Il personale di questo SCT sarà composto da medici specialisti in nefrologia, infermieri di dialisi, esperti di logistica. Per ogni turno di missione saranno necessari 9 operatori sanitari, 7 logisti/autisti, 1 team leader.
A completare la capacità è previsto un ulteriore camion con motorhome, che costituirà la Base of Operations (BoO), ossia il luogo dove il personale potrà dormire, ristorarsi e attendere alle proprie necessità fuori dal servizio, senza pesare eccessivamente sulle strutture del paese colpito.
L’SCT Dialisi è sviluppato dall’Italia.
Nel corso di un evento catastrofico, garantire la disponibilità di ossigeno è un obiettivo fondamentale ma non sempre facilmente realizzabile; l’utilizzo di bombole portatili è limitato dalla difficile trasportabilità da parte delle strutture sanitarie campali (in particolare quando trasportate in aereo), e dalla ridotta quantità disponibile. L’utilizzo di concentratori di ossigeno può rappresentare un’alternativa ma non consente di raggiungere concentrazioni elevate e di usare attrezzature avanzate come i ventilatori polmonari in modo ottimale su pazienti critici.
Il modulo di produzione ossigeno sarà composto da due impianti indipendenti, su rimorchio, ciascuno capace di produrre ossigeno di qualità medicale (con purezza ≥93%) in quantità di 50.000 L/ora; i due impianti potranno essere utilizzati in maniera indipendente oppure combinati tra loro, raggiungendo una capacità di 100.000 L/ora.
Questi moduli potranno fornire ossigeno direttamente all’SCT terapia intensiva, fornire un servizio di rifornimento di bombole per qualunque utente, oppure connesso all’impianto esistente di un ospedale danneggiato dall’evento catastrofico.
A completare la capacità sono previsti, per ciascun impianto, due mezzi logistici che trasporteranno il materiale occorrente a realizzare la Base of Operations (BoO), ossia il luogo dove il personale potrà dormire, ristorarsi e attendere alle proprie necessità fuori dal servizio, senza pesare eccessivamente sulle strutture del paese colpito.
Il personale di questo SCT sarà principalmente personale tecnico, addestrato specificamente all’uso corretto e in sicurezza degli impianti, ma sarà presente anche un’aliquota di personale sanitario a garanzia degli operatori. Per ogni turno di missione saranno necessari 2 operatori sanitari, 5 logisti/autisti, 1 team leader, per ciascun impianto.
L’SCT produzione ossigeno è sviluppata in collaborazione tra Italia, Portogallo e Turchia.
In conseguenza di un disastro, l’elevato numero di pazienti critici si scontra con la scarsità di risorse disponibili; per le strutture sanitarie campali inoltre è assai complicato attrezzare degli spazi per la gestione di pazienti così complessi.
La terapia intensiva sarà dotata di quattro posti letto, incrementabili fino a sei in caso di emergenza, e sarà in grado di assistere pazienti sia adulti sia pediatrici, anche con la disponibilità di un’incubatrice. Le dotazioni strumentali e la capacità assistenziale sono calcolati per realizzare una terapia intensiva generale, analoga a quelle che si trovano in un ospedale spoke della nostra regione. All’interno della struttura si troveranno, tra gli altri, sistemi di monitoraggio centralizzati dei parametri vitali, monitoraggi emodinamici, respiratori e neurologici, sistemi infusionali, ventilatori polmonari con modalità avanzate di ventilazione, dotazioni per la gestione delle emergenze, e un piccolo laboratorio per la realizzazione in autonomia dei più comuni esami clinici.
Il camion terapia intensiva è pensato come un container espansibile, analogo ai motorhome utilizzati nel mondo delle corse, utilizzabile sia su rimorchio sia posato a terra; per aumentarne la versatilità e non dipendere da ulteriori attrezzature esterne, il container è autoscarrante e autolivellante.
Accanto al container principale l’SCT Terapia intensiva sarà dotato di un ulteriore container attrezzato come magazzino, con scaffalature, illuminazione interna e controllo della temperatura.
A completare la capacità sono previsti due mezzi logistici che trasporteranno il materiale occorrente a realizzare la Base of Operations (BoO), ossia il luogo dove il personale potrà dormire, ristorarsi e attendere alle proprie necessità fuori dal servizio, senza pesare sulle strutture del paese colpito.
Il personale sarà composto da medici specialisti in anestesia e rianimazione, infermieri di rianimazione, esperti di logistica. Per ogni turno di missione saranno necessari 12 operatori sanitari, 5 logisti/autisti, 1 team leader.
L’SCT terapia intensiva è sviluppato in collaborazione tra Italia, Germania e Romania (in quest’ultimo caso però con una soluzione attendata).